ILGA-Europe, organizzazione indipendente che lotta per l’uguaglianza e il rispetto dei diritti delle persone LGBTQIA +, ogni anno produce un report che valuta il rispetto di tali diritti attraverso il monitoraggio di leggi e politiche di 49 Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, stilando una classifica su una scala che va, in percentuale, da un minimo di 0 a un massimo di 100, basandosi su 75 criteri divisi in 7 categorie precise, considerando uguaglianza/discriminazione, reati dettati dall’odio, comprese le offese verbali, famiglia, riconoscimento legale del genere, integrità corporea intersessuale, spazio nella società civile e asilo.
Annualmente, quindi, la classifica mappa l’evoluzione dei Paesi europei in materia di tutela dei diritti LGBTQIA +, con una fotografia reale dei vari progressi e regressi.
Nell’ultimo report, quello del 2024, l’Italia è al 36° posto, perdendo due posizioni. In controtendenza rispetto ad altri Paesi, tra cui Grecia e Germania, per esempio, che hanno lavorato per combattere odio e discriminazioni, o hanno agito su diritti specifici quali l’identità di genere, scalando la classifica.
Ma c’era da aspettarselo. In Italia l’involuzione è direttamente proporzionale alle politiche del Governo, sempre più orientate ad arginare tutti quei diritti che non rientrano nella “tradizione”, a partire dalla composizione della famiglia, che non ammette le coppie omogenitoriali; idea culminata nel dichiarare la GPA (Gestazione per altri, e non “utero in affitto”!) reato universale, quindi perseguibile anche se praticata all’estero. Un chiaro attacco alle coppie omosessuali, con una dietrologia ipocrita che pretende di intromettersi nella sfera più intima delle persone, arrivando a giudicarle, a priori, inadeguate, basandosi sul mito della famiglia tradizionale, come se questa fosse il modello perfetto e incorruttibile, l’unico valido per garantire il benessere dei figli.
Ma è veramente così?
Un mito che però cozza con le varie posizioni anti abortiste. Riflettiamo: secondo il Governo, i bambini non possono crescere con due padri o due madri, ma troverebbero serenità anche con la sola madre. Come se la serenità fosse un fatto di genere e non di amore. Che poi, con tutti i tagli che il Governo ha fatto, per gli asili nido per esempio, non agevolando in nessun modo le donne lavoratrici, appare veramente difficile per una madre crescere un figlio da sola.
L’Italia non è, attualmente, un Paese a favore dei diritti civili ed è urgente un’inversione di tendenza, perché il clima omofobo, che sfocia con atti che vanno dalla violenza verbale a quella fisica, è dilagante. C’è bisogno di politiche volte a un cambio culturale, intervenendo in tutte le aree, per favorire una corretta informazione, sensibilizzazione e educazione verso gli orientamenti sessuali, affettivi, l’identità di genere, a partire dalla famiglia, passando per la scuola e arrivando agli ambienti di lavoro, con progetti dedicati che siano in grado di creare inclusione, ambienti in cui le diversità si annullino a favore di un’uguaglianza piena dei diritti. L’intolleranza, visto che le aggressioni omofobe e transfobiche sono la “normalità”, deve essere combattuta con ogni mezzo e in ogni sfera sociale, in cui ognuno deve essere veramente libero di esprimere se stesso.
Del resto, se dal nazionale passiamo al locale, qualche giorno fa Elly Schlein, in visita in Molise per parlare del Terzo settore, è stata vittima di attacchi social indecenti, che ancora una volta testimoniano il clima di odio che in tutto il Paese, e in Europa, ha preso il sopravvento. Odio che non è un fatto personale di chi lo riceve, ma riguarda l’intera società che è lo specchio di quanto accade.