LA LEZIONE ELETTORALE TEDESCA: C’È MOLTO DA RIPENSARE E RIPROGETTARE!

di Giuseppe LUMIA

Il risultato elettorale in Germania ha scatenato inevitabilmente una ridda di analisi e reazioni: le estreme destre cantano vittoria, i centristi gongolano per il successo, le sinistre si consolano. Non c’è solo il conflitto “a somma zero”, come ci indicano i politologi, ma siamo pervasi anche da analisi parziali e riduttive e quindi altrettanto “a somma zero”.

Quanto è successo in terra tedesca rappresenta invece una lezione severa un po’ per tutti i Paesi europei e occidentali e quindi anche per il nostro Paese, a patto che si metta da parte una lettura rassicurante che fa perno su due aspetti comunque molto positivi:

* la partecipazione al voto da record dei cittadini tedeschi, dato ancora più rilevante visti i tempi di crisi che attraversano le varie democrazie occidentali;

* la possibilità di formare senza eccessivi problemi un governo tra la Cdu e la Spd, senza nessun apporto della forza politica dell’Afd. Un risultato non da poco, visti gli obiettivi di sfondamento che la nuova “internazionale nera” si era data con la guida di Musk.

Ma attenzione, usare questi due seppur importanti argomenti per scrollarsi di dosso lo scampato pericolo rischia di rivelarsi un errore imperdonabile.

Il risultato elettorale in Germania richiede un salto di qualità sia in questo importantissimo Paese sia nel complesso delle democrazie occidentali. In sostanza, c’è molto da ripensare e riprogettare sotto diversi punti di vista.

SUL VERSANTE ECONOMICO E SOCIALE. L’approccio neoliberista e il rigorismo di bilancio, utilizzati a piene mani in un lungo ciclo di governance, hanno costretto il ceto medio-basso e i territori dell’ex Germania dell’Est in posizioni via via marginali, lasciandoli esposti alla fascinazione populista, sovranista e neonazista. È pertanto necessario entrare nell’ottica che occorre mettere mano a politiche neokeynesiane in grado innovare il sistema produttivo soprattutto manifatturiero, facendo in modo che tutte le fasce sociali partecipino in termini di distribuzione del reddito e siano coinvolte nel cambiamento delle politiche di sicurezza, di welfare, energetiche, di transizione ecologica, di gestione dell’accoglienza degli immigrati e dell’intelligenza artificiale. Non bisogna neanche trascurare i problemi devastanti che affliggono l’età giovanile, come le dipendenze e i vuoti esistenziali, sempre più spesso riempiti da logiche violente e proposte neonazionaliste e neonaziste. È un compito molto complesso, a cui neanche il nostro Paese può sottrarsi, considerate le interdipendenze che ci legano alla Germania e agli altri Paesi europei e occidentali.

SUL VERSANTE EUROPEO E INTERNAZIONALE. La sfida drammatica lanciata sull’Ucraina e sull’Europa dai gemelli dell’autocrazia, Trump e Putin, va raccolta non solo in Germania ma in tutti i Paesi che sono stati in prima linea per la nascita e lo sviluppo dell’Unione Europea. Bisogna quindi rompere gli indugi e scardinare il modo di procedere lento e farraginoso dell’Unione ad assetto “confederale”. È ormai tempo di avviare velocemente la fase costituente degli Stati Uniti d’Europa. Senza un’Europa ad assetto “federale”, ogni Paese europeo è destinato alla marginalità globale e alle incursioni del Musk di turno. Una sola politica energetica, un solo esercito, una sola politica estera, una direzione strategica comune nei settori energetici, satellitari e tecnologici, della lotta alle mafie, alle disuguaglianze e alle dipendenze sono obiettivi inevitabili e auspicabili, per non ripetere gli errori consumati prima e dopo la Seconda guerra mondiale, come del resto proponevano gli statisti di allora, come Churchill, Einaudi e De Gasperi, senza dimenticare la lungimiranza del “Manifesto di Ventotene”.

SUL VERSANTE POLITICO. Nessun soggetto politico democratico può rinviare ulteriormente l’avvio di un vero e proprio processo rigenerativo, compresa la Cdu che ha vinto le elezioni. La Spd in particolare non deve minimizzare la sua sconfitta elettorale, che è sicuramente di portata storica. Deve invece imparare a “riabitare” il territorio, la società e le istituzioni con moderne identità, radicamento e classe dirigente, con un’idea progetto in grado di offrire tutele e garanzie al ceto medio-basso e di governare le migliori innovazioni, senza più scimmiottare i neoliberisti e soprattutto senza più attardarsi nel “genericismo” insipido e inconcludente di cui a volte ci si “ammala” quando si è al governo. È un impegno che con un vario grado di intensità coinvolge tutti i Partiti della sinistra europea o occidentale.

Le sfide da affrontare sono senza dubbio drammatiche, il cammino è irto di ostacoli e contraddizioni, ma le visioni avanzate e il piglio progettuale possono sgorgare, come è successo tante volte nella storia, proprio nei momenti di profonda crisi come quello attuale.

  • Giuseppe Lumia, detto Beppe, è un consulente di impresa ed un politico italiano. Per diversi anni Presidente nazionale del MOVI (Movimento di Volontariato Italiano) è fra i maggiori promotori in Italia del Terzo Settore Sociale. Deputato della Repubblica dal 1994 al 2008 e, poi, Senatore fino al 2018 ricoprendo dal 2000 al 2001 il ruolo di presidente della Commissione parlamentare antimafia.

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